VIA DEL BABUINO

L'antica "via Clementia" fu aperta da Papa Clemente VII nel 1525, ma durante il papato di Paolo III (1534-1549), in sui onore, non ancora urbanizzata e immersa negli horti, fu denominata "via Paolina". Il nome di via del Babuino venne attribuito alla via Paolina alla fine del Cinquecento quando un ricco commerciante ferrarese, Patrizio Grandi, ottenuta l'acqua per la sua abitazione e i suoi orti - grazie alla consuetudine instaurata da Papa Pio IV Medici (1558-1565) secondo la quale quando un pontefice concedeva acqua a un privato costui si impegnava a costruire, a proprie spese, una fontana pubblica a ridosso della sua proprietà - costruì per la popolazione della zona una pubblica fontana.

La statua del Sileno sovrastante la vasca termale romana, rettangolare, di granito grigio, donata dal Grandi, non piacque per nulla al popolo che vi riconobbe le fattezze di "un babuino": così dal 1581 l'antica strada Paulina mutò nome divenendo via del Babuino. In realtà, la statua raffigura il Sileno che, corpulento, calvo, peloso, con orecchie, coda e piedi di cavallo, secondo la mitologia romana, era, secondo alcuni, figlio d'una Ninfa e di Mercurio; secondo altri, di Pane, e già vecchio, sarebbe stato l'educatore di Bacco giovinetto, che poi seguì sempre nelle sue peregrinazioni.

Il Babuino è una delle famose "statue parlanti" di Roma.

Tali statue erano l'arma con la quale i romani, già dal XVI° secolo, si opponevano con grande umorismo all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti. Nella notte, i cittadini più audaci affiggevano cartelli satirici presso un numero di statue poste nei luoghi più frequentati della città.

I cartelli riportavano poesie, dialoghi umoristici, frasi canzonatorie il cui bersaglio era principalmente il Papa. Gli autori rimanevano ignoti e il mattino dopo, prima che le guardie potessero rimuoverli, la satira era alla portata di tutti.

 

Il Babuino, strada ricca di palazzi del sei-settecento - Righetti, Boncompagni-Cerasi, Emiliani, Neimer, Saulini, Raffaelli (opera del Valadier), Sterbini - nasce come la via degli artisti. Qui hanno vissuto Salvator Rosa e Goethe, Poussin e Rubens mentre per tutto il '600, con via Margutta, fu abitato da una fiorente colonia di pittori olandesi e fiamminghi. Nel 1891, vi è nato Trilussa e al Babuino ha voluto abitare la Principessa Carolina di Sayn-Wittgensteim, che abbandonò il marito per seguire Franz Listz.

Nel '900, il Babuino si trasforma in strada degli antiquari tra i quali Eugenio Di Castro, il cosiddetto "Bersagliere", noto poeta romanesco.

Oggi sono ancora visibili prestigiosi nomi dell'antiquariato: Benucci, Antonacci, Apolloni, Carlucci, Lampronti.

LA STATUA PARLANTE DEL BABUINO

Fu il pontefice Pio IV Medici (1558-1565) a instaurare la consuetudine delle fontane dette "semipubbliche": quando il pontefice concedeva acqua a un privato costui si impegnava a costruire, a proprie spese, una fontana pubblica a ridosso della sua proprietà.

Il nome di via del Babuino venne attribuito alla via Paulina alla fine del Cinquecento quando un ricco commerciante ferrarese, Patrizio Grandi, ottenuta l'acqua per la sua abitazione e i suoi orti, costruì per la popolazione della zona una pubblica fontana.

La statua del Satiro sovrastante la vasca termale romana rettangolare di granito grigio, donata dal Grandi, non piacque per

 

nulla al popolo che vi riconobbe le fattezze di "un babuino": così  dal 1581 l'antica strada Paulina mutò nome divenendo via del Babuino. Il Babuino è una delle famose "statue parlanti" di Roma.

STUDIO TADOLINI

Lo studio museo Canova Tadolini a Roma costituisce senz’altro motivo di grande interesse culturale ed è considerato un autentico monumento storico ed artistico essendo stato inoltre per lungo tempo l’atelier del Canova quando questi operava a Roma.

L’atelier venne dato in comodato dal Canova ad Adamo Tadolini, suo allievo, e capostipite di quattro generazioni di scultori.

I quattro scultori Tadolini, Adamo, Giulio, Scipione ed Enrico, operanti a Roma dal 1808 al 1967, hanno popolato di statue, oltre l’Italia, tante regioni europee e varie città del continente americano ed asiatico.

Lo studio fortunatamente è giunto fino ai nostri giorni, grazie alla dedizione e allo spirito di sacrificio, dell’ultima della dinastia, Giuseppina Tadolini, figlia di Enrico, che è riuscita a mantenere intatto questo ambiente e quanto in esso contenuto; i bozzetti, i gessi, i documenti, gli strumenti, i locali di lavoro e gli oggetti di Adamo e suoi discendenti.

Giuseppina Tadolini non avendo avuto figli, ne adottò due, allo scopo inoltre di mantenere intatto nel tempo l’ingente patrimonio artistico dello studio.

Alla sua morte, purtroppo, i figli troppo giovani ed inesperti, non riuscendo a gestire l’enorme eredità artistica e storica lasciatagli dalla madre, dovettero vendere l’atelier e quanto in esso contenuto.

L’atelier Tadolini è stato acquistato interamente dalla Galleria Antiquaria Benucci, non per farne “negozio” ma bensì per conservare tutto il fascino e l’importanza culturale ed artistica.

Le opere sono state notificate “in toto” dallo Stato Italiano e per questo non vendibili e non movibili. Delle oltre cinquecento opere eseguite dagli scultori furono commissionate dall’estero ed esportate in Europa, America Latina e persino in India.

 

Al esempio la scultura della “Schiava Greca” di Scipione Tadolini, figlio di Adamo, venne replicata per ben 49 volte; la Giorgiana 6, mentre della “Scultura della Caccia”, furono tirate 12 copie e l’ultima di queste è probabilmente la stessa che si trova nel Museo Praz.
Questo traccia un profilo altamente significativo della grande potenza creatrice dei Tadolini.

Tutte le loro opere restanti , circa 400, sono visibili in quello che attualmente è il “Museo Canova Tadolini” in via del Babuino 150/a-150/b – Roma.

GALLERIE BENUCCI

Centro culturale, ospita artisti affermati a livello nazionale ed internazionale, le cui opere spaziano tra arte antica, moderna e contemporanea contemplando pittura, scultura e arredo.

Il capolavoro antico si sposa con il capolavoro moderno e contemporaneo, l'opera d'arte non viene musealizzata, svuotata nella sua funzione, ridotta alla soddisfazione e al piacere estetico.

 

L'opera agisce, provoca azioni e reazioni, vive in una tipologia abitativa improntata al gusto attuale.

Tavole di incommensurata bellezza del XIII, XIV, XV secolo e sculture lignee del XIV, XV secolo di grande valore storico catturano gli sguardi dei grandi collezionisti.

 
 

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